Accetta

•febbraio 7, 2011 • Lascia un commento

Accetta

Accetta il mio ruolo deposto, e lo scettro

dismesso di vecchio giocoliere, le tavole delle Regole

ad arte truccate per blandirti, e l’inesaurita

scorta di prebende a seguire, tratte dal cesto

delle illusioni.

Accetta il mio sogno infinito di figlio minore

del tempo, ora che l’ordine cronologico delle cose

ha compiuto il suo spazio buio, e s’involge

negli ultimi riti quotidiani dopo inevitabili albe.

Accetta la mia memoria, se minuziosa penetra

nel sacrario della tua diffidenza e scomposta

ti tende agguati a finire nel mio eremo,

persuaso oltre l’inverno.

Accetta il mio viso, ultimo stereotipo, dove il sorriso

questuante è ormai chiostra dentale e la canizie

incipiente incoraggia l’efficienza del buttafuori.

Accetta il mio sguardo, dove l’edema senile

rimpiange umidi ricordi cromati e la rassegnata

pazienza mente saggezza, barattando indulgenza.

Accetta la mia voce, già querula e smemorata,

che ancora governa e sgoverna una corte

frolla di parole pervasa dal tedio

dove cauto il silenzio, rimedio d’errori, si fa

codice di effimere sostituzioni.

Accetta che io sia diviso da te

sciolto per sempre

e in un angolo addobbato di cenere calda

rinunci in fine alle norme proponendoti

un alfabeto solare, un modo eterno d’amare,

a misura di un giorno che non verrà.

tratto da : Jocundo Joco- Edizioni Mistral

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Che fare?

•febbraio 1, 2011 • Lascia un commento

“Mi sento indovinata da te”,declamo’ lei

in un generoso contraccolpo d’ enfasi,

mentre mi spiava con lo sguardo inquieto

di sorella poco carnale.E la sua voce,

ora un po’ straniera,pareva sciabordata

dal mare grosso che le stava dentro,

e dietro di lei il risucchio sterile di un’eta’

inesplosa che si torceva su di se medesima.

E la vedevo bene con gli occhi della mente,

altrove volgendo pero’ lo sguardo,mentre

un fiotto oscuro mi travasava il pensiero:

ora andava fatto.Me lo dicevo in quell’ aria

pigra di stanza nella notte ancora azzurra,

in quell’ istante irreversibile.Ora o mai piu’.

La guardai. Ma ancora le ridevano,da sotto

le bande dei capelli,le punte d’ossidiana

di due pupille giovani,due fuochi cupi

impercepibilmente e deliziosamente strabici,

come due anime dissimili del mondo

in guerra tra di loro, ma tra loro e me

 in tenera armonia.Che fare?:ora o mai piu’?

tratto da :”Quello che conta” _edizione del giano-

Piu’ di cento

•gennaio 28, 2011 • Lascia un commento

E cammino cammino

un giorno arrivai

nel bianco

plateau cerebrale

della noia deserta

(incerta baluginava la

lanterna del guru).

Ti cercai

sulla trama

interminata

delle memorie lontane

lontane stagioni

damigelle della regina

reginella

quanti passi mi darai?

Gia’ ne ho fatti piu’ di cento

sempre attento

sempre attento.

tratto da:Jocundo Joco- Edizioni Mistral